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martedì 30 agosto 2011

Szymborska, la punteggiatura come poesia

di Pietro Russo




«Basta […] / che nero su bianco, / o almeno per supposizione / per una ragione importante o futile, / vengano messi punti interrogativi, / e in risposta – / i due punti:». Quasi il manifesto dell’Opera poetica di Wisława Szymborska (1923), premio Nobel per la letteratura nel 1996 nonché, secondo un’opinione comune, la voce poetica vivente più risonante in lingua polacca. Si tratta, nello specifico, dei versi di congedo da cui trae origine il titolo dell’ultima fatica della poetessa, Due Punti [Dwukropek], piccolo volume di sole diciassette componimenti apparso in Polonia nel novembre 2005 e subito salutato da un successo sorprendente (se rapportato all’appeal e alla diffusione globale di cui gode oggi la Poesia) di pubblico e critica, come non manca di sottolineare Pietro Marchesani nella Nota all’edizione italiana da lui curata per la collana ‘Biblioteca minima’ di Adelphi.
L’opera in questione è impregnata da quel tratto che i lettori non dell’ultima ora riconoscono come peculiare alla poetessa polacca, ovvero quell’incedere “poetico” che non disdegna un’articolazione narrativa e che si avvale di una spiccata ironia filosofica per illuminare e, come fosse un grimaldello, aprire la strada a riflessioni di vita quotidiana che toccano i grandi temi dell’esistenza.
È una poesia, questa della Szymborska, che pur prediligendo un registro che oseremo definire superficialmente “minimalista”, si presenta sempre arguta, sottilmente orchestrata e sorretta da un sostrato intellettuale e filosofico di notevole spessore, non di rado disposta a virare verso esiti paradossali (si veda la bellissima poesia che apre la raccolta, Assenza). Una poesia che «sente che ogni frase / è qui messa alla prova dell’oscurità» e per questo motivo non può non interrogare la realtà quotidiana e quegli squarci di “altrove” che si annidano in seno ad essa; i «punti interrogativi», infatti, sono allo stesso tempo la testimonianza di questa tensione costante e l’indice della natura dialettica di tale poesia.
E, alla fine, non importa che «i due punti» siano seguiti da un oceano bianco: la grande poesia, si sa, non ha risposte né certezze, naufraga nel mare della vita.

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